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La storia della Macelleria Zivieri
a Monzuno inizia nel 1987 quando Massimo, diciassettenne,
apre insieme al padre Graziano e al fratello Fabrizio la bottega
in piazza.
Massimo
poco più che adolescente, ma con le idee già
ben chiare di cosa avrebbe voluto fare “da grande”,
prende le redini della situazione e decide fin da subito di
intraprendere la strada della qualità. Ed è
proprio in questa graziosa bottega nel cuore di un piccolo
paese dell’Appennino Tosco-Emiliano che Massimo realizza
l’eccellenza per il suo campo: aderisce nel 2001 al
Consorzio La Granda di Fossano (CN), Presidio
Slow Food della razza bovina piemontese, un consorzio formato
oggi da 32 allevatori di bovini di razza piemontese che, sotto
la guida del dottor Sergio Capaldo e responsabilizzati attraverso
l'applicazione di semplici ma severe norme disciplinari, producono
carni di elevato livello qualitativo sia in termini di bontà
che di genuinità.
Il Consorzio La Granda, volendo riscoprire
e rivalorizzare il ruolo dell’allevatore-produttore,
rappresenta oggi una diversa filosofia di produzione, basata
principalmente sul rispetto del benessere dell’animale
e del suo normale ritmo di accrescimento, e fonda i suoi principi
essenzialmente su: un’alimentazione rigorosamente naturale,
la linea completa vacca-vitello, un controllo rigido e la
completa tracciabilità; quest’ultima assicurata
dall’applicazione di un sistema di etichettatura volontaria
controllata da Asprocarne Piemonte.
Massimo conferma ancora una volta l’attenzione
verso la cultura della qualità e della tradizione zootecnica
quando recentemente, nel 2005, decide di avviare un piccolo
allevamento allo stato semibrado di suini di razza cinta senese
e mora romagnola. E’ sulle pendici di Montevenere,
monte che sovrasta il paese di Monzuno, a 800 m s.l.m. sul
versante che ammira le cime del Corno alle Scale e del Cimone,
che Massimo affida alle cure dell’allevatore Sandro
Balloi i suoi maialini.
Qui crescono in un area a loro riservata di
ben otto ettari nella quale gli animali sono liberi di grufolare
tra i boschi di roverelle e castagni selvatici, sguazzare
negli stagni creati apposta per loro e, ghiotti dei tuberi
e delle radici delle piante che crescono su queste pendici
ancora incontaminate, crescere formando il loro tipico lardo
e la “ciccia” tanto nota ai gourmet più
attenti. Nei periodi estivi, quando il bosco è più
avaro di prelibatezze, integrano la loro dieta di cereali
e legumi quali mais, orzo e favino, tutti rigorosamente certificati
biologici. Massimo acquista capi di cinta senese in terra
toscana dall’amico Fulvietto Pierangelini a San
Vincenzo, anche questi allevati allo stato semibrado
con grande cura e passione.
E’ attraverso l’uso di queste grandi
materie prime che oggi Massimo soddisfa i palati più
esigenti, garantendo nel contempo la sicurezza del suo prodotto. |